Tuesday, 28 June 2011

Dire che la deflazione non è sostenibile dal sistema economico è il modo migliore per giustificare l'opera di svalutazione della moneta perpetrata dalle Banche Centrali.

Anzitutto la diminuzione dei prezzi è l'effetto principale della liberalizzazione di un mercato: più concorrenti che tentano di infilarsi in un determinato settore attirando il maggior numero di acquirenti possibili grazie ai prezzi sempre più bassi.
In questo caso è chiaramente un beneficio per tutti i consumatori, oltre che per gli operatori di altri settori merceologici che si troveranno ad avere consumatori con una maggiore disponibilità economica.
Se questo processo si diffondesse in tutti settori comporterebbe un cospicuo aumento dei risparmi, quindi un beneficio anche per le attività produttive che avrebbero maggiori risorse da cui attingere per i loro investimenti.

Nel caso la base monetaria fosse fissa ci sarebbe sicuramente deflazione a causa dei continui accantonamenti da parte dei risparmiatori ma non si potrebbe certamente ipotizzare la catastrofe finanziaria oppure il blocco dei processi produttivi.
Anzitutto la diminuzione dei prezzi finali sarebbe compensata da una riduzione dei prezzi della materia prima oltre che una riduzione dei salari d'ingresso dei nuovi addetti (compensata dal maggiore potere d'acquisto del denaro) . Inoltre, siccome il consumo sarebbe svantaggioso rispetto al risparmio, la grande quantità di risparmio tenderebbe a mantenere gli interesse a livelli accettabili e soprattutto, se nessun organo politico ne decidesse il tasso, questi sarebbero comunque e sempre una espressione del mercato.

Nel caso di monete metalliche ad emissione privata, la continua estrazione contribuirebbe sempre all'allargamento della base monetaria ma il processo sarebbe basato su una merce vera e propria che qualcuno deve scambiare con altri servizi e quindi molto diverso dal concetto della Fiat Money cosi come lo conosciamo ora.

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